L’inverno 2023–2024 è stato caratterizzato da precipitazioni nevose fortemente inferiori alla media, con accumuli ridotti fino al 50% rispetto ai valori storici. Le montagne del Cuneese hanno mostrato creste e pendii quasi privi di neve già a febbraio, con ripercussioni immediate sulle riserve idriche. La scarsità di manto nevoso ha destato preoccupazioni per l’approvvigionamento idrico primaverile, l’agricoltura e il turismo invernale (impianti sciistici penalizzati).
Impatto economico e ambientale
La carenza nevosa ha generato deficit idrico montano già a inizio primavera, compromettendo l’avvio della stagione agricola. Le aziende agricole hanno segnalato difficoltà per l’irrigazione, mentre le comunità montane hanno visto ridurre l’indotto turistico legato agli sport invernali. L’assenza di un adeguato accumulo nivale ha inoltre reso più fragile la disponibilità idrica estiva.
Lezioni apprese
La siccità invernale 2024 ha evidenziato quanto la mancanza di neve sia ormai una criticità strutturale per il Cuneese, con effetti a cascata su acqua, agricoltura ed economia turistica. L’evento sollecita un ripensamento delle strategie di gestione delle risorse idriche, con un maggiore focus su: bacini di accumulo, riuso delle acque reflue e adattamento delle colture. Inoltre, rafforza la consapevolezza della stretta connessione tra crisi climatica e rischio siccità.
Immagine di copertina: Italia che cambia
